Un viaggio on the road tra Salta, Purmamarca e le Grandes Salinas, sulle strade sterrate delle Ande argentine.

Il nord dell’Argentina: un viaggio che non ti aspetti

Il nord dell’Argentina è qualcosa di sorprendente: non te lo aspetti, non te lo immagini. Ero arrivato a Salta con un bus da Mendoza e già durante il viaggio si iniziava a vedere il cambiamento, un’Argentina diversa. Salivamo di quota e il paesaggio diventava sempre più montano e brullo, mentre risalivamo la Cordillera delle Ande.

Era chiaro fin da subito che questo road trip nel nord dell’Argentina sarebbe stato diverso da tutto il resto.


Salta, tra anima coloniale e tradizioni native

Salta è una bellissima città coloniale, ma con un carattere profondamente nativo. Passeggiando per le sue strade inizi ad assaggiare i primi piatti autoctoni, come le humitas: pasta di mais avvolta in foglie di mais e cotta lentamente al vapore. Piccole cose che ti fanno capire che il viaggio stava diventando davvero interessante.

Altri viaggiatori incontrati lungo la strada mi consigliavano di noleggiare una macchina per esplorare la zona al meglio. C’è infatti un classico giro ad anello che fanno molti viaggiatori, partendo da Salta e tornando sempre lì.


On the road: da Salta a Purmamarca

A Salta rincontrai la ragazza francese conosciuta a Buenos Aires. Le proposi il road trip e lei, da grande avventuriera, accettò senza esitare. Noleggiammo una Citroën Cactus: nome perfetto per quelle zone aride, anche se come macchina mi sembrava un po’ troppo “fine” per quello che avevo in mente di fare… ma quella c’era.

Partimmo subito verso nord, direzione Purmamarca, nella provincia di Jujuy. All’ingresso del paese ci accolse una signora con due lama addobbati, pronti per le foto con turisti incalliti. Purmamarca è un paesello vivace e colorato, animato da mercatini di vestiti tradizionali dove, fidati, è impossibile non comprare qualcosa.


Le Grandes Salinas e l’incontro con altri viaggiatori

Raggiungiamo l’ostello, l’unico del paese. Alessandra scherzava sul fatto che, essendo l’unico, potesse essere pieno di bed bugs, visto il continuo via vai di viaggiatori. Nella stessa camerata incontriamo Kobe, un ragazzo olandese con lunghissimi rasta biondi.

Il giorno seguente Kobe decide di unirsi a noi per visitare le Grandes Salinas, una sorta di Salar de Uyuni in miniatura — anche se “miniatura” è relativo, visto che coprono circa 212 km quadrati. Dopo la visita guidata, tra spiegazioni e foto di rito, io e Alessandra ripartiamo verso ovest, mentre Kobe torna a Purmamarca facendo autostop. È così che viaggiavano alcuni.


Strade sterrate e imprevisti verso San Antonio de los Cobres

Con la mitica Cactus ci dirigiamo verso San Antonio de los Cobres. La meta era il famoso Tren a las Nubes, un treno turistico che attraversa le Ande argentine a quote incredibili.

Seguendo le indicazioni di Google Maps imbocchiamo una strada sterrata: sterpaglie ai lati, qualche lama selvatico, vecchie casette abbandonate. Eravamo felici e carichi, completamente inconsapevoli di aver preso una strada piena di allagamenti.

Superiamo diverse pozzanghere profonde senza problemi, finché ne troviamo una che occupa tutta la carreggiata. Ai lati solo fango e campi sommersi. Un piccolo passaggio sulla destra mi dà speranza: con un po’ di esperienza off-road penso di farcela. “Se supero questa, poi è fatta”, mi dico.

La manovra è al limite: la Cactus si affossa più del previsto, rischio di uscire completamente dalla “strada”, ma con una controsterzata e una leggera derapata nel fango riesco a rimettermi in carreggiata.


Polvere, musica e lama selvaggi sulle Ande

“Evvaai, è fatta!” penso.
Neanche due chilometri dopo, però, una pozzanghera gigantesca blocca completamente il passaggio. Questa volta è evidente che non si può affrontare. Dopo qualche minuto di confronto decidiamo di tornare indietro fino alla strada principale, vicino alle Grandes Salinas.

Qui torna il segnale internet e scopriamo un’altra strada segnalata su Google, da imboccare qualche chilometro più avanti. Decidiamo di tentare.

È quella giusta. Incrociamo poche macchine, ma abbastanza da capire che la strada porta da qualche parte. L’entusiasmo sale: alziamo la musica, Alessandra si siede sul finestrino, il paesaggio è arido e infinito, branchi di lama selvaggi corrono liberi sollevando nuvole di polvere. Cantiamo a squarciagola.

È per momenti come questi che si viaggia.


Il sogno del Tren a las Nubes (sfumato)

Arriviamo in tarda serata a San Antonio de los Cobres, un paese quasi disabitato. Alessandra inizia a dubitare della scelta di fidarsi di me, ma cerco di rassicurarla: “Domani prendiamo il treno, sarà bellissimo”.

Troviamo un ostello a conduzione familiare, semplice ma accogliente. Dopo una cena tipica, una birra e un po’ di riposo, crolliamo a letto stanchi, impolverati ma felici.

L’indomani raggiungiamo la stazione del Tren a las Nubes. Parcheggio vuoto. Nessuno. Entro nella stazione sperando di trovare qualcuno.
Un cartello dice tutto: Oggi chiuso.

Non serve aggiungere altro.


Quando il viaggio conta più della meta

Ripartiamo in silenzio verso la tappa successiva. Ero deluso: volevo davvero prendere quel treno. Ma poco dopo ci rendiamo conto io e Alessandra che anche se lo avessimo preso, il ricordo più bello di quel giorno sarebbe stato comunque lo stesso.

La strada impolverata, i lama selvaggi, la musica alta, il cantare a squarciagola, persi tra le steppe delle Ande argentine, liberi e felici.

Il continuo di questo road trip nel nord dell’Argentina nel prossimo articolo.

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