Pensi al Marocco e ti appare in testa subito deserto e cammelli, poi c’è chi come me, va in Marocco e il deserto non lo vede.

Arrivato nel nord del paese, di preciso a Tangeri, con un traghetto di circa un ora preso nella ventilata Tarifa, mi rendo conto che in realtà il Marocco è piuttosto verde e montuoso. Nel nord infatti non si vede questa gran differenza dalla Spagna, in termini di geomorfologia intendo, ma chiaramente una grande differenza di paesaggio usi e costumi, a partire dall’odore di spezie che già ho avvertito a distanza attraccando al porto.

Mi perdo subito nella Medina di Tangeri nell’intento di trovare l’ostello che avevo prenotato due minuti prima, ma una volta salito nella sua terrazza (non esistono tetti con coppi ma solo terrazze piane dalle quali ammirare il panorama) mi esalto subito alla vista delle case bianche ammassate, letteralmente una sopra l’altra, che si estendono fino alla costa, resto in silenzio per qualche minuto ad ascoltare i rumori della vita che scorre, piatti e cocci che sbattono, urli e chiacchierecci della gente, fino a quando, dalla Moschea vicina, parte il canto del Muezzin, che mi lascia di stucco, di una misticità impressionante, con quella vista della Medina davanti a me. Il benvenuto è servito.

Lasciata Tangeri, mi sono diretto a Tetouan, sotto consiglio apprezzatissimo di un altro viaggiatore, vado a scoprire quella che è attualmente la mia medina preferita. Autentica, vera, senza turisti, un vero e proprio labirinto fatto di Souk (botteghe) tradizionali rimasti come un tempo dove gli artigiani lavorano veramente e non solo facendo attrazione turistica come succede in altri luoghi. Qui visito anche una conceria che lavora le pelli come una volta, una visita abbastanza cruda, vedere pelli ancora sanguinanti in quelle vasche e quegli odori molto intensi.

Camminando per la città sembra veramente di essere tornati indietro nel tempo, quasi uno scenario medioevale, assaggio in un locale tipico la mia prima Tajine, manzo e prugne, contrasto di salato e dolce, con aggiunta di tante spezie, cotti nel classico coccio, la mia Tajine preferita devo dire. Attraverso inoltre il mercato tradizionale, che mi ricorda un pochino quelli visti in Bolivia, le carni appese e appoggiate sui banconi di legno all’aperto, frutta e verdura venduta su dei teli stesi al suolo, bancarelle di oggetti vecchissimi e vestiti usati, decido di comprare un pò di verdura, ad un costo irrisorio, da cuocere in ostello.

La sera ci ritroviamo assieme ad altri ragazzi in un locale dove, non potendo ordinare birre essendo in un paese musulmano, beviamo il famosissimo tè alla menta, che devo dire mi è piaciuto tanto, forse perché era molto zuccherato, e il sapore mi ricordava quello delle cingomme che si vendevano un tempo, le brooklyn, quelle bianche però. Ad un certo punto entra un signore con la classica tunica con cappuccio (gellaba) e si va a sedere in fondo al locale, prende in mano quella che sembra una chitarra del medioevo (Guembri) ed inizia ad intonare dei suoni. Tutti attorno iniziano a cantare una melodia, ed alcuni a suonare delle specie di nacchere (qraqeb), la musica da lenta inizia ad essere sempre più ritmata e diventa quasi ipnotica, un ragazzo mi spiega che si tratta di una tradizionale musica nord-africana (gnawa). Un esperienza unica.

Da Tetouan il mio itinerario prosegue per la più turistica e conosciuta Chefchaouen, la città blu, ci arrivo tramite un taxi condiviso al solo costo di 3,50 € per più di un ora di viaggio. Arrivo con il mio zainone, ed essendo sulle montagne del Rif, per raggiungere il centro devo fare una bella camminata in salita, ma poi arrivo a quello che è uno dei miei ostelli preferiti, un vecchio Ryad riadattato e completamente verniciato di blu al suo interno. Fa freschino in questo periodo e in questa zona montuosa, ma per fortuna c’è un camino che il proprietario accende la sera. Mi ritrovo a giocare a carte attorno al fuoco con quattro sconosciuti, passando una bella serata tra chiacchiere.

Da Chefchaouen il mio viaggio continua per le classiche città imperiali, prima Fès, caotica e immensa, pensate che la sua Medina è la più grande zona pedonale del mondo. Da qui inizio a spostarmi in treno e arrivo alla seconda città imperiale, Mèknes, per poi tornare sulla costa a Rabat, una delle mie città preferite. Dopo una breve sosta alla bellissima e imperdibile Moschea di Casablanca, arrivo a Marrakech. Con la sua piazza smisurata, con non so quante persone e bancarelle, rimane per i mei gusti troppo turistica.

Da Marrakech partono tantissimi tour ed escursioni, in particolare quelli che portano a visitare le dune del deserto. C’era però una idea che mi stuzzicava, che avevo letto su internet qualche giorno prima, era il trekking al Toubkal, la montagna più alta del Nord Africa con i suoi 4176m. Ebbene si, ci sono andato, rinunciando alla sabbia e alle tende beduine, mi sono ritrovato inaspettatamente tra neve, ghiaccio e freddo, attraversando villaggi berberi, tra le vette dell’Atlante. Stancante, estenuante, devastante ma estremamente soddisfacente raggiungere quella cima.

Dopo qualche giorno di recupero è il momento di raggiungere la costa, prima Essaouira, bellissima città di mare con un porto affascinante e unico, città di pescatori con un tocco hippie bohemien come piace a me, dopodiché raggiungo le zone più in voga tra i ragazzi, quelle un po’ più trendy del Marocco al momento, dove tutti ora vanno a fare surf: Taghazout in primis, Tamghrat, Imsouane. Raggiungo poi Agadir, una grande città costiera e punto finale del mio itinerario di questo avventuroso Marocco zaino in spalla da nord a sud.

Trascorro i miei ultimi giorni però ad Anza, piccolo villaggio autentico ma con il giusto equilibrio di servizi per turisti. Anche qui è una zona ottima per il surf, ma ancora non molto battuta, il mix per me perfetto. Riesco a cavalcare qualche onda per qualche giorno e allo stesso tempo vivo la cittadina come un local, facendo spesa nel mercato, frequentando i bar cittadini, conoscendo i ragazzi del posto, facendo falò sulla spiaggia la sera, e godendomi i tramonti sull’oceano. Quando ti fermi per un po’ nello stesso posto inizi a sentirlo un po’ casa tua.

Arriva poi il momento di rientrare, manca poco all’inizio della stagione di tour leader e devo lavorare su tante cose, altrimenti sarei rimasto ad assorbire vitamina D ancora per un po’, il clima qua è veramente perfetto! Che dire ringrazio ancora una volta la vita per regalarmi queste esperienze incredibili. Il Marocco mi ha lasciato veramente esterrefatto, un paese ed una cultura veramente molto affascinante da scoprire, a pochi passi dall’Europa. Consiglio vivamente a tutti di visitare il Marocco una volta nella vita!!!

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